Nack – look for your backd00r

Sabato 7 ottobre e domenica 8 ottobre

presso la Mensa Occupata, in via Mezzocannone 14, Napoli si terrà:

Nack – look for your backd00r

Un evento in pieno stile Hackmeeting, l’incontro delle controculture digitali di quelle comunità che si pongono in maniera critica rispetto ai meccanismi di sviluppo delle tecnologie all’interno della nostra società. Ma non solo, molto di più.
Nack, come hackit, è solo per veri hackers, ovvero per chi vuole gestirsi la vita come preferisce e sa s/battersi per farlo. Anche se non ha mai visto un computer in vita sua.

 

Il sito dell’evento è disponibile all’indirizzo: nack.msack.org

 

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War Games – It’s definitively become real

WarGames – it’s definitively become real

Giovedì 8 giugno a partire dalle ore 19.30

presso lo Spazio di Massa Occupato, all’interno del dipartimento di Lettere e Filosofia in via Porta di Massa, nell’ambito del “Bassai Dai Festival” MSAck presenta:

WarGames – It’s definitively become real

 

È tutto reale.

Ci ascoltano, ci osservano, sanno dove siamo e con chi.

Gli stati attuano da anni delle fortissime politiche di controllo e repressione sociale, diventando sempre più quel Grande Fratello orwelliano che non avremmo mai voluto.

Noi di MSAck vogliamo condividere questa panoramica sulle strategie del controllo e della repressione tra una birra ed uno spritz, il cui ricavato andrà in favore del collettivo Autistici/Inventati.

L’evento rientra nei Warmup di Hackmeeting 0x14, la ventesima edizione, che si terrà in Val Susa dal 15 al 18 giugno ed è parte del “Bassai Dai Festival”, evento organizzato dai compagni della Mensa Occupata in ricordo della vita di Lorenzo per rilanciare la lotta a partire suo esempio che si svolgerà nelle giornate dell’8, 10 e 17 Giugno 2017 (Programma Bassai dai 2017).
La serata continuerà con musica Hip Hop live (Collettivo 4TH, Mimmo Taki from 21km, Mr. wareman & enemy blacksoul from NA’POWER FORZ crew + Matto free paning, Soffitta Squad!)

 

Dalle videocamere stradali per il controllo urbano agli attacchi alle centrali nucleari, lo stato cerca di avere sempre maggior controllo sui propri cittadini.

Il tutto viene mascherato da provvedimenti di protezione per i cittadini, restringendo di fatto la libertà personale in cambio di un falso senso di sicurezza.

{,A} Social Network – Sabato 28 gennaio 2017

{,A}Social Network

 

{,A}Social Network
{,A}Social Network

 

Sabato 28 gennaio a partire dalle ore 19:00

presso la Mensa Occupata in via Mezzocannone n. 14, si terrà un’iniziativa a cura di MSAck Hacklab & LabMaterialiSonori del Terzo Piano Autogestito, in collaborazione col collettivo Ippolita, che presenterà il libro Anime Elettriche.

Questo il programma della serata:

  • Presentazione Libro “Anime Elettriche”: pornografia emotiva, autocontrollo e cittadinismo attivo. A cura del collettivo Ippolita.
  • “Salsicce Elettriche”: cena sociale, per fare quattro chiacchiere in libertà mangiando un gustoso panino in compagnia.
  • Musica a cura di dj Electric Dragon & Penguins: divertimento assicurato con il nostro elettro dj set!!!

Vi aspettiamo sabato!!!!

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Vieni in Mensa: prendi il tuo spazio, partecipa, proponi

openday2016

Giovedi 27 il MSAck hacklab racconterà la propria esperienza ed i progetti futuri insieme agli altri percorsi attivi nella Mensa Occupata. Una giornata per coinvolgere chi quotidianamente avverte di vivere in una gabbia tecnologica costruitaci attorno per costringerci a marciare in precisi schemi culturali, sociali ed economici.

Con questo sono quattro! Quattro anni è stato restituito al quartiere e alla città uno spazio ristrutturato con denaro pubblico e poi chiuso e abbandonato. Una cattedrale dello spreco nel centro di Napoli che abbiamo deciso di occupare e di far vivere. Lo abbiamo sempre fatto senza chiedere finanziamenti o riconoscimenti a quelle stesse istituzioni che perseverano nel processo di gestione delle strutture pubbliche secondo logiche di profitto e di gentrificazione. In questi anni sono cambiate molte cose a Napoli, soprattutto nel nostro quartiere. Il processo di genitrificazione in corso ha portato all’aumento vertiginoso degli affitti, alla scomparsa dei negozi storici, alla “regolamentazione” degli ambulanti, alla (se possibile ancor più di prima) normalizzazione del lavoro nero e alla progressiva espulsione delle classi popolari dal centro.

L’apertura della mensa a prezzi popolari, il doposcuola e le attività per i bambini, la palestra, il comitato di sostegno alle famiglie delle detenute di Pozzuoli, l’hacklab e tanti altri progetti necessitano della partecipazione e dell’impegno costante di tutti. Anche poche ore al mese possono significare la possibilità di alternative per il territorio.

Cosa aspetti, partecipa!

Mela Marcia 2.0

Quanto è (ancora) marcia la Mela che dice di proteggere la nostra privacy.

 

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Sono passati solo pochi mesi dalla bufera mediatica che ha visto protagonisti l’FBI e Apple [0] in cui l’ente investigativo di polizia federale aveva chiesto alla multinazionale di produrre una modifica del software ed iniettarla sull’iPhone di Syed Rizwan Farook, responsabile insieme alla moglie, Tashfeen Malik, della strage di San Bernardino.

Da qualla disputa come sappiamo l’Apple ne è uscita vincitrice con tanto di ovazione generale per il suo livello di “sicurezza” e “tutela degli utenti”. Noi, con il classico occhio critico che ci contraddistingue, siamo andati oltre le apparenze e oltre la coltre mediatica creata da blog e tv, palesando e ricordando come solo pochi anni prima vi era stato l’eclatante caso di PRISM, piano segreto di controllo sociale su larga scala tramite le tecnologie, portato alla luce da Edward Snowden nel 2013, che vedeva proprio Apple come una delle massime aziende complici del governo degli Stati Uniti. È bastato un semplice gioco pubblicitario e mediatico per far sì che tutti si dimenticassero improvvisamente di tale questione e che l’azienda di Cupertino si trasformasse – nell’opinione pubblica – in un vero e proprio “baluardo” della difesa degli utenti e delle libertà digitali.

A tutto questo si aggiunga ad alimentare la pubblicità alla corporation della mela morsicata, la mirabolante notizia dell’apertura di un centro di sviluppo in Italia, precisamente a San Giovanni a Teduccio (NA), in cui il solo bando di ingresso ha visto oltre 4000 tra studenti e lavoratori impegnarsi nel test d’ammissione per soli 200 posti disponibili.
Ancora una volta Apple sembra essere la vera isola felice della tecnologia, da una parte privacy e tutela per i suoi utenti, dall’altra opportunità lavorative e accademiche per pochi eletti “super-cervelloni”.

Eppure, come spesso accade, ci sono notizie che passano in sordina, che non hanno tutto il clamore mediatico di quelle citate sopra, ma che ci svelano la vera faccia della mela. Il lato nascosto, o – se preferite – il lato marcio.

È di qualche settimana fa la notizia relativa ad un’inchiesta da parte del sito “The Intercept” [1], che porta all’attenzione mediatica una documentazione capace di svelare i retroscena di come funziona Apple, o almeno delle modalità ufficiali seguite dalla corporation, per quanto riguarda l’interfacciarsi che svela come Apple si relazioni alle forze dell’ordine (FBI, CIA, agenzie governative) quando si tratta di condividere dati che riguardano la privacy degli utenti.

Il sito fondato da Glenn Greenwald – autore della prima intervista a Edward Snowden – ha messo le mani su una “FAQ iMessage per le Forze dell’Ordine”, un vero e proprio manuale che spiega il tipo di informazioni eventualmente a disposizione degli investigatori durante un’indagine che coinvolga i possessori di iPhone e altri gadget basati su iOS.

I documenti descrivono in maniera chiara ed esaustiva come tutti i metadati degli utenti Apple vengano registrati dai server della corporation al momento di una comunicazione (numero telefonico, l’indirizzo di rete [IP], data e altro ancora). In sostanza, i sistemi dell’azienda di Cupertino registrano tutte quelle informazioni necessarie a identificare mittente e destinatario di una comunicazione, ed inoltre sincronizza anche tutti i metadati collegati all’utente in questione su iMessage/Messages/iCloud, così da archiviare e geolocalizzare il tutto.

Tale documentazione inoltre proverebbe le bugie di Apple all’epoca dello scandalo del Datagate, nel 2013, quando la corporation negò la registrazione di metadati facilmente accessibili dalla NSA sui suoi server [2].
Dove è finita la corporation che tutela gli utenti? Dove è finita la Apple “isola felice” della sicurezza?

Noi di MSAck continueremo a seguire attentamente la vicenda che pare non sia tutt’ora finita, con la stessa Apple che dichiara ufficialemnte di mantenere e coservare dati dei propri utenti (al servizio delle forze dell’ordine) sui loro server “solo” per 30 giorni [3].

Anche in questa dichiarazione sembra esserci qualcosa di marcio e forse le bugie dell’azienda di Cupertino non sono ancora finite… staremo a vedere.
Stay Tuned!!

Warm Up Hackmeeting 2016

locandinaWUP25.5.16

Mercoledì 25 maggio ore 21

Spazio di Massa occupato

Dipartimento di Lettere e Filosofia in Via Porta di massa.

 

 

 

 

Privacy al tempo degli smartphone

E’ il titolo di un workshop di warm-up per hackmeeting 0x13 @ Polo Fibonacci di Pisa. 3-4-5 giugno 2016.

Nella socializzante cornice di un’apertura serale del Dipartimento di Lettere e Filosofia della Federico II, si parlerà del percorso delle informazioni che ogni giorno inviamo attraverso internet e si proverà a capirne i punti deboli per evitare che la nostra privacy venga violata da malintenzionati.

 

LE MILLE BALLE ROSA / PINK(WASHING) CLOUD

Prima vignetta

LE MILLE BALLE ROSA / PINK(WASHING) CLOUD

Non serve una laurea per accorgersi che il mondo delle discipline scientifico-tecnologiche (le cosiddette STEM) non è un mondo per donne. 

Unione Europea, singoli governi e varie fondazioni private sembrano essersene accorti negli ultimi anni e hanno prontamente reagito con una serie di progetti dedicati alla promozione delle “quote rosa” in questi campi. Microsoft, sull’onda di queste mobilitazioni, rilancia il progetto Nuvola Rosa“, nato nel 2013 proprio con l’obiettivo di avvicinare laureande e neolaureate al mondo delle tecnologie.

Il tentativo di Microsoft di proporsi come paladina dei diritti delle donne è uno dei peggiori casi di pinkwashing cui abbiamo assistito negli ultimi anni e rivela quello che è poi il principale obiettivo dell’azienda: costruirsi un momento di visibilità all’interno dell’università, sfruttando un immaginario che lei stessa (e le aziende che la accompagnano) ha contribuito a produrre. 

A partire dall’università, per finire al mondo della ricerca e del lavoro in azienda, le discriminazioni che una donna subisce in ambito tecnico-scientifico sono numerose e così capillarmente diffuse da aver scatenato una sorta di loop che ha portato nel corso degli anni le ragazze a dirottare su materie più “femminili”. I dati delle ricerche CEPS (Centro Studi delle Politiche Europee) confermano che il campo umanistico è oggi l’unico in cui le donne non sono eccessivamente discriminate rispetto agli uomini e fotografano una realtà decisamente problematica rispetto al campo STEM, sottolineando come la discriminazione di genere aumenti ancora al di fuori del mondo universitario, facendo in modo che le lavoratrici del settore siano decisamente penalizzate rispetto ai loro colleghi maschi.

Nel progetto Nuvola Rosa si parla di incentivare l’ingresso delle donne in campo scientifico, ma non si parla di stereotipi di genere e soprattutto non si parla di diritti dei lavoratori. Una presa di posizione seria sul problema imporrebbe di riconoscere il fatto che le donne non lavorano in questo settore perchè si sentono discriminate, sottopagate rispetto agli uomini (in Italia il gender gap nelle paghe è ancora altissimo) e molto spesso si trovano costrette ad operare una scelta tra vita familiare e carriera in favore dell’ultima. Forse le donne lavorerebbero tranquillamente nelle aziende tecnologiche se queste stesse aziende decidessero di fornire una serie di ammortizzatori sociali tali da permettere loro di lavorare senza scendere a compromessi in famiglia e sul luogo di lavoro. In sostanza, l’equità salariale, i congedi parentali e la tranquillità di poter decidere quando e come avere figli senza avere il timore di perdere il posto sarebbero la miglior ricetta contro l’anemia di donne in questo campo.

Ci rendiamo però perfettamente conto del fatto che Microsoft e aziende connesse non abbiano minimamente tra le proprie priorità la risoluzione del problema e che sia enormemente più remunerativa in fatto di ritorno pubblicitario l’organizzazione di un grande evento come questo, nel quale viene affrontata solo la superficie del problema e si rinuncia ad attaccarne le cause, dal momento che quelle cause sono create dalle stesse aziende promotrici.

Il fatto che nell’edizione del 2015 (in collaborazione con quella grande operazione di pink washing che è stata l’Expo “delle donne”) si facesse più volte riferimento alla “Grande Madre” che agli stereotipi di genere è decisamente indicativo del basso grado di interesse che Microsoft ha nel realizzare qualcosa di più serio che non una ridicola operazione di discriminazione “positiva”, ricorrendo a un ritrito immaginario popolato dai soliti modelli femminili materni e rassicuranti. Sorvoliamo poi sulla scelta del nome, vero campione di originalità che chiama in campo quello stesso stereotipo che si vorrebbe decostruire, e sulle modalità retoriche decisamente paternaliste che vengono sfoggiate per incoraggiare le giovani donne ad entrare nel mondo delle discipline STEM. Il modello femminile che ci viene proposto insomma si riassume alla solita triste dicotomia: puoi essere vincente, sveglia e di successo se segui la ricetta emancipatoria che ti viene proposta, altrimenti sei poco “sveglia” e non “vuoi fare strada”. Questo discorso è un grande classico di quella cultura manageriale che già Facebook aveva sdoganato: la donna in carriera che, in nome dell’emancipazione, difende un apparato produttivo che sfrutta le proprie “sorelle” e che difende quella stantia idea del “valore aggiunto della diversità femminile” che è la ben nota antifona su cui poggia l’ideale femminile borghese

Sentiamo parlare di propensione femminile al multitasking, di naturale compassione femminile e di sesto senso delle donne: siamo sicuri che tutte queste non siano invece favole raccontate per lusingarci? Cosa c’è di emancipatorio nel lavoro precario, nella perdita del diritto di costruire una famiglia o nell’accettazione di un unico modello emancipatorio preconfezionato?

Se dovessimo poi fugare ulteriori dubbi circa l’effettivo scopo dell’evento, possiamo analizzarne la lista dei relatori: in un’inziativa come questa ci aspetteremmo che vengano presentate donne con specializzazioni scientifiche come relatrici dell’evento. I 26 relatori, invece, sono tutti esperti di marketing, risorse umane e altre professioni, e gli unici 3 specialisti informatici presenti all’evento sono uomini. Il fatto che siano presenti solamente due donne scienziate (di cui una specialista in ambito medico) tra le figure proposte dagli organizzatori come role model la dice lunga sul reale interesse che queste aziende hanno nel promuovere l’occupazione femminile in ambito informatico. Le donne presenti sono competenti e con altissime qualifiche, ma lavorano in ambiti tradizionalmente associati al genere femminile (quali marketing, direzione creativa, mediazione culturale), per cui l’evento, oltre a non sfondare il “soffitto di vetro” della discriminazione di genere, non lo sfiora nemmeno e torna a proporre i soliti triti stereotipi sulle capacità lavorative femminili. Perchè infatti una donna dovrebbe sentirsi motivata a diventare informatico o ingengere sentendo testimonianze da parte di direttrici creative, storyteller o specialiste nella selezione del personale?

Di “rosa” noi vediamo solo il pinkwashing che Microsoft sta mettendo in atto!

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Open & Free Software

openSourceColParleremo di “free software”, “open source” e di ciò che più in generale possono significare e rappresentare questi termini: sorgenti libere ed accessibili a tutti. Ci confronteremo sulla disponibilità di programmi alternativi a quelli che i colossi dell’informatica provano a rifilarci: non esistono solo Photoshop, Windows e Google Chrome, cosi come non esistono solo articoli scientifici a pagamento.

 

ore 12.30

Pranzo Sociale

a seguire

Arduino. Open Science, TOR, Grafica digitale

 

 

Retro[in]marcia vol. 1

sono partiti i lavori per la costruzione della console in legno per il retrogaming.
lo scheletro c’è. lo schermo pure.

prossime tappe:
– installazione fisica del Raspberry Pi all’interno della console
– installazione software dell’apparecchio e dei vari emulatori
– installazione dei joystick e dell’impianto audio
– decorazione grafica del case in legno

per prendere parte ai lavori inscriviti alla mailing list ed informati sui prossimi appuntamenti!

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Il segno si decifra, l’Apple non si decifra?

Ovvero quanto è marcia la Mela che dice di proteggere la nostra privacy

 

Dopo la notapple_videosorvegliataizia dell’apertura di un centro di sviluppo in Italia, rivelatasi essere solamente una bomba mediatica, l’Apple non perde l’occasione per cavalcare l’ondata pubblicitaria che scaturisce da una bizzarra richiesta pervenutale da parte dell’FBI tramite la magistratura americana.

L’Ente investigativo di polizia Federale ha infatti chiesto alla multinazionale di produrre una modifica del software dell’iPhone di Syed Rizwan Farook, responsabile insieme alla moglie, Tashfeen Malik, della strage di San Bernardino, per permettere di acquisire delle prove a suo carico.
Il successore di Steve Jobs, Tim Cook rigetta in pompa magna questa richiesta, erigendosi a paladino del diritto alla privacy dei propri clienti.
Come se si possa scordare l’eclatante caso del PRISM, il progetto di controllo sociale in larga scala portato alla luce da Edward Snowden nel 2013, che vedeva proprio la Apple come una delle tante multinazionali che fornivano alla National Security Agency americana l’accesso ai dati sensibili dei propri utenti. 
Ma cosa si nasconde dietro questa insolita presa di posizione della mela morsicata?
Abbiamo capito che, secondo l’FBI, la casa di Cupertino dovrebbe modificare esclusivamente il cellulare di Farook per modificare delle impostazioni di “sicurezza” che l’apparecchio fornisce di fabbrica. 
nello specifico si richiede:
  • di evitare che l’apparecchio autocancelli i dati dopo aver effettuato il numero massimo di tentativi di sblocco della schermata di standby. Ossia: evitare l’autodistruzione dopo aver sbagliato più di 4 volte il PIN.
  • permettere ad un software di effettuare un numero illimitato di tentativi di sblocco del dispositivo.
Inoltre si consente che quest’operazione venga effettuata dalla casa di produzione, così da evitare che questo procedimento divenga di dominio pubblico.
In pratica: “abbiamo questo cellulare, non abbiamo il codice di sblocco, ve lo possiamo dare e voi ci date i dati?” 
A pensarci bene, sembra più una comica richiesta di uno zio un po’ a digiuno di tecnologia, rispetto ad un ordine dei Servizi di investigazione federale americani. 
Ma la risposta alla richiesta è perentoria: “sarebbe un passo senza precedenti che minaccia la sicurezza dei nostri clienti”
Si sprecano, dunque, i paroloni atti ad indurre sicurezza negli utenti.
Quello che però non viene esplicitamente detto loro è che non solo la Apple aveva già fornito un vecchio backUp dei dati del killer, memorizzati sul servizio online iCloud, ma che aveva anche illustrato delle procedure per il recupero dei dati più recenti, che però i tecnici inquirenti non avevano saputo applicare.
Gli ingegneri, infatti, hanno incautamente resettato la password dell’account iCloud di Farook, compromettendo quindi lo stesso recupero dei dati.
Questa comica situazione rende chiaro come il sole il fatto che la casa di Cupertino ha calpestato doppiamente la “sacra” privacy dei suoi utenti. In prima battuta concedendo senza battere ciglio il backup dei dati in suo possesso, in seconda fornendo procedure di recupero per i restanti che non lo sono (ancora).
Resta quindi da supporre che ciò che si cela dietro una così netta ed irremovibile posizione non sia il diritto alla privacy, ma la necessità di non produrre strumenti che possano minare le tecnologie sulle quali la multinazionale ha costruito giorno dopo giorno il suo immenso impero economico.